
NETWORK INFORMATIVO SUI COMPORTAMENTI A RISCHIO
progetto Web informativo e divulgativo,
responsabile del progetto prof. Umberto Nizzoli
Stili di Vita e Consumi Giovanili
Droga, genitori attenti: una questione di famiglia
Più bassa la soglia di incontro: cruciale il passaggio dalle medie alle superiori
L’intervento di Nizzoli al convegno sulle dipendenze: chi ha un fratello che consuma ha un rischio maggiore degli altri coetanei
Direzione Tavolo Provincia Dipendenze e Coesione Sociale
Direzione scientifica PASM
Coordinamento Osservatorio Dipendenze
Ricercatori (5) – locali
Supervisione Oedt
Bisogna ridare significato alla propria esistenza come possibilità di fuoriuscire dalla tossicodipendenza. Di Beppe Guzzelloni
Oggi, gli interventi professionali per la prevenzione e il trattamento delle dipendenze psicofisiche da sostanze risultano caratterizzate da forte smarrimento; esso è visibile a tutti i livelli, non è solo demoralizzazione degli operatori dei Servizi, delle Comunità o delle famiglie che più direttamente subiscono l'impatto dirompente del problema. E' dipinto sui volti di chiunque entri direttamente in contatto con esso e lo vede ormai sfuggire al controllo della società e pervadere ogni momento della vita sociale.
Il consumo di droga è in continuo aumento, i danni sono spaventosi. Una bramosia distruttrice sta dilagando nella nostra società, soprattutto nella sua fascia giovanile, senza che adeguati rimedi appaiano disponibili e soprattutto efficaci. Il problema, oltre che essere esistenziale è anche culturale, ed esprime una linea di tendenza in cui emerge l'essenzialità della ricerca del piacere, in quanto, fondamentalmente, il desiderio è insaziabile poiché parla di mancanza e di vuoto.
L'esperienza tossicomanica incarna la teoria platonica del desiderio che fa della mancanza non il motore della ricerca della felicità, ma quello stato profondamente personale che spinge l'individuo ad aggrapparsi ad essa senza poter più tendere ad altro. E' il concetto lacaniano di manque, la mancanza, come molla del desiderio; la teoria freudiana del piacere narcotico come un qualcosa di affascinante perché ha in sé una doppia valenza negativa: fa cessare il dolore fisico e fa da sedativo al male di vivere di cui non ci si prende più cura.
LA DIPENDENZA COME CATTIVA INTERPRETAZIONE DI SÉ
Molte letture intorno ai fenomeni come la tossicodipendenza, la bulimia e l'anoressia, la compulsività verso il gioco d'azzardo o la pratica del rischio estremo ecc parlano di una condizione umana in cui il soggetto sente un vuoto da riempire.
Forse non è così, o meglio l'assenza viene vissuta come presenza, una presenza così invadente da non lasciar spazio ad altro, c'è un pieno (di dolore?) che invade tutto e che proprio per questo, paradossalmente, permette che null'altro mi pre-occupi, mi interroghi veramente, mi interessi: non vi è altro senso di me se non attaccandomi al dolore. Questo pieno è sentito come ricomposizione del vuoto prodotto dalla frattura primordiale per cui fummo gettati nel mondo.